9e739fd928c1ef1096635bb4b013b509.jpg
aaa253dae8b38ac4965b2bd20143339e.jpg
2f971821bfbe197b81d9497eef5aa659.jpg
0b36168f28219653977ef7f6dd33b2e7.jpg
Ente turistico della citta di Bakar
Hrvatski English Ente turistico della citta di Bakar - Citta di Bakar Tourismusverband Der Stadt Bakar - German
Storia sulle alture

TRACCE DI STORIA SULLE ALTURE
Collaboratore esperto: Ranko Starac

gradina

Lo sapevate che le alture sovrastanti Ponikve custodiscono un segreto storico-archeologico?

Arrampicandovi sulle alture di 350 e 471 metri al di sopra della dolina di Ponikve, a parte l’indimenticabile panorama troverete anche delle preziose tracce di storia risalenti fino a ben 4000 anni fa. Tali resti vengono di solito definiti “ruderi”. Dal momento che i loro primi abitanti erano i Liburni, antico popolo illirico marittimo, li chiamiamo anche ruderi “liburnici” e li possiamo trovare su tutto il territorio circostante Buccari.

Sono il più delle volte costruiti sulle alture, il che in passato rendeva possibile la comunicazione in situazioni di pericolo (di giorno mediante il fumo, di notte mediante il fuoco). I ruderi avevano una duplice funzione: erano degli abitati stabili ma anche dei rifugi per gli abitanti del circondario in caso di pericolo. Per la loro costruzione erano importanti due fattori: la vicinanza dell’acqua di sorgente o di una pozza, e possibilmente anche del terreno fertile nelle valli.

PERCHÉ RUDERE?
Oggi si tratta di tracce antiche appena riconoscibili, ma in passato i nostri antenati hanno deciso di chiamare con il nome di “rudere” i luoghi che erano una volta abitati dalle persone.

DOVE SI TROVA IL RUDERE DI PONIKVE (350 m)
A nordovest dell’abitato di Ponikve, sopra le doline di Mali e Veli lug che nei periodi di piogge abbondanti si riempiono d’acqua, a 350 m di altezza sul livello del mare troviamo la località del rudere di Ponikve. Circondato da elementi geomorfologici caratteristici per le zone carsiche, la posizione di quest’ultimo ha fatto sì che nel passato questo rudere costituisse un punto di controllo con una bellissima vista sull’entroterra del Golfo di Buccari e ad occidente su tutta la zona del Grobniciano.

CHI UTILIZZAVA IL RUDERE DI PONIKVE?
Questo rudere veniva periodicamente usato dai pastori preistorici che nei periodi della calura estiva riponevano tra il verde delle profonde doline i propri tesori.
Nel corso della II Guerra mondiale il rudere costituiva un’importante guardiola, come testimoniato dai resti delle trincee scavate nella roccia.

CHE ASPETTO HA IL RUDERE DI PONIKVE?
La superficie del rudere è piccola. La cima della vetta è ricoperta da ripide rocce calcaree che proteggono dalle raffiche di bora il piccolo campo d’erba volto a sudovest e ricoperto da tracce di costruzioni a secco. Le modeste tracce archeologiche ci fanno solo presagire l’origine preistorica di questo rifugio di pastori, situato tra il grande rudere preistorico sulla vetta di Cernik (rinforzato da mura) e il punto di controllo su quello meno accessibile e sovrastante Plosna.

IL RUDERE SOVRASTANTE L’ABITATO DI PLOSNA (471 m)
Nel territorio carsico dell’entroterra buccarano, tra i rilievi ripidi e poco accessibili, troviamo il rudere di Plosna, a circa 2000 m di distanza aerea dall’omonimo abitato.

LA POSIZIONE DEL RUDERE DI PLOSNA
Questo rudere, costituito da massi e rocce monolitiche e situato a 471 m di altezza sul livello del mare, offre un panorama indimenticabile, e allo stesso tempo la possibilità di controllare un territorio vasto. Fatto, questo, importante per gli abitanti preistorici.

LA PROTEZIONE DALLA BORA
I grandi massi e rocce monolitiche proteggevano gli abitanti preistorici dalla bora, mentre soggiornavano all’interno dei pianori cinti dalle mura a secco, per una lunghezza di 200 m, con uno stretto sentiero di accesso.

CHE COS’È IL MURO A SECCO
Le mura di difesa dei ruderi venivano costruite a secco, cioè senza l’utilizzo di leganti (costruzione a secco).

CHE COSA CI FANNO CAPIRE I REPERTI IN CERAMICA?
I modesti reperti rinvenuti in superficie, frammenti di stoviglie in ceramica, risalgono alla tarda fase dell’Età del bronzo ma anche all’ultima fase dell’Età del ferro. Da ciò che emerge dall’analisi delle tracce che però non comprende un esame archeologico, l’abitato era periodicamente occupato da parte della società locale dal XII secolo a.C. fino, probabilmente, il periodo dell’antichità.

I REPERTI RINVENUTI NELLE ZONE CIRCOSTANTI
Nella profonda dolina di Petrovo, a nordest del rudere, troviamo gli stessi frammenti di ceramica, da cui si evince come nel periodo preistorico ci fossero anche qui dei campi arabili. A sud del rudere, vicino alla località di Mokra lokva e il vicino pozzo murato, si trovano delle tracce materiali del periodo corrispondente all’evo moderno, tra il XVI e la fine del XVIII secolo. Alle spalle dell’abitato di Škrljevo, lungo il gasdotto nella dolina di Stepeci, gli scavi archeologici preliminari hanno confermato la vicinanza di un abitato con tracce di stoviglie in ceramica e utensili realizzati mediante la spaccatura della selce.

NELL’ENTROTERRA DI BUCCARI IL FUOCO ARDE DAL 3740 a.C.
L’analisi C-14 ha portato ad un risultato inaspettato: gli antichi cacciatori dell’entroterra buccarano accendevano il fuoco già verso l’anno 3740 a.C., cioè agli inizi dell’Età del rame.